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Discussione: Auto - Immatricolazioni e varie

          
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  1. #1
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    10:46:42 auto gb: -23% immatricolazioni ottobre, -20,4% brand fiat a 3mila unita'

    (il sole 24 ore radiocor) - londra, 06 nov - in ottobre il mercato dell'auto in gran bretagna ha accusato una flessione di oltre il 23% a 128.352 unita' con il brand fiat in calo del 20,4% a 3.020 unita' e una quota del 2,27% (da 2,35%). Peggio e' andata ad alfa romeo (-42,95% a 360 unita'), ma tutti i costruttori hanno segnato decisi cali come emerge dalle statistiche dell'associazione smmt. Tra gli altri, opel/vauxhall, leader nel paese con una quota del 14,95%, ha registrato un ribasso del 22,1% delle vendite, toyota del 16,06%, renault del 53,7%, peugeot del 39,7%. Red-pal-y- (radiocor) 06-11-08 10:46:36 (0074) 3 nnnn

  2. #2
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    Auto in crisi, a Washington
    si prepara un piano di aiuti


    commenti - | | 8 novembre 2008



    L'auto frena in tutto il mondo. Anzi, inchioda. Una crisi devastante, un calo verticale nelle vendite come non si vedeva da almeno un quarto di secolo. Con i tre grandi malati americani - General Motors, Ford, Chrysler - da una parte e a seguire tutti gli altri. Nel finale di settimana si sono susseguiti gli allarmi sui profitti per l'anno a venire, con target mestamente rivisti al ribasso perché ormai irraggiungibili.

    Dal gigante giapponese Toyota, che ha soffiato il posto di numero uno mondiale proprio a Gm, alle tedesche Bmw e Daimler (che vuol dire soprattutto Mercedes), passando anche per la Svezia. Giusto sabato, a ventiquattro ore dall'allarme rosso lanciato da Detroit (il ceo di Gm, Rick Wagoner, dopo avere sospeso i piani di fusione con Chrysler, ha implorato l'aiuto del Governo allo scopo di evitare la bancarotta sempre più vicina per mancanza di liquidità) anche Volvo, che è peraltro parte del gruppo Ford, ha chiesto il sostegno pubblico, che potrebbe concretizzarsi «prima dell'estate». Soltanto il mese scorso la compagnia svedese ha triplicato i tagli di posti di lavoro, portandoli a 6 mila, un quarto del totale.

    Certo, la crisi finanziaria che imperversa da metà 2007 e il credit crunch hanno la loro bella responsabilità. Ma è pur vero che, soprattutto nel caso dei big Usa, le vendite sono state sostenute nell'ultima manciata di anni dalla stessa politica del debito facile invogliata dalla politica monetaria espansiva della Federal Reserve che ha portato alla bolla dei mutui subprime. La campagna "Keep America Rolling" di Gm è stata una guerra combattuta a colpi di finanziamenti a tasso zero e sconti quando nessuno osava pensare cosa sarebbe successo se il vento fosse cambiato. Magari a cominciare dal prezzo del petrolio, la cui impennata prodigiosa dall'autunno 2007 sino all'estate scorsa ha convinto parecchi americani a prendere la via dei mezzi pubblici invece di impoverirsi riempiendo di galloni di benzina i Suv che non si potevano più permettere.

    Altro peccato grave commesso dai big di Detroit, una politica di accordi sindacali che ha messo in crisi prima ancora che le casse delle aziende, i livelli di competitività con i concorrenti più aggressivi, dalle grandi case asiatiche come Toyota e Honda alle europee come Bmw, che hanno eroso fette di mercato anche nel segmento premium, quello delle vetture di lusso.

    Le scelte industriali e commerciali sbagliate hanno portato le case automobilistiche a stelle e strisce a perdere 2,2 milioni di veicoli sul mercato interno tra il 2002 e il 2007: da 10,6 a 8,4. Nei primi dieci mesi di quest'anno è andata ancora peggio, con un calo di un milione e mezzo di unità, , ai minimi dai primi anni Ottanta. A tutto questo si aggiunga che la crisi dei mercati finanziari e la stretta del credito non hanno risparmiato i finanziamenti al consumo, colpendo duramente anche Gmac, braccio finanziario di General Motors che oggi consiglia ai clienti di bussare ad altre porte.

    Morale: mentre in mezzo mondo gli altri produttori arrancano senza essere tuttavia ancora alla canna del gas quelli d'Oltreoceano, i carmaker che hanno fatto la storia delle quattro ruote nel Paese dove muoversi in auto è praticamente un diritto sancito dalla Costituzione, sono a un drammatico bivio. Come ha spiegato Dennis Virag, presidente di Automotive Consulting Group all'agenzia Bloomberg, è assai probabile che uno degli ultimi atti dell'Amministrazione Bush sia varare un piano di salvataggio per Gm, Ford e Chrysler. «O il Governo federale trova il denaro per risanare e ristrutturare l'industria in vista di un rilancio - ha chiarito Virag - oppure sarà la fine».

    Del resto, sembra non avere eccessivo fondamento l'ipotesi che dall'Asia arrivi un cavaliere bianco pronto ad alleggerire i conti di Chrysler rilevando asset tra cui il brand Jeep. Voci su un'attività del fondo Cerberus (che controlla dall'anno scorso l'80% della casa di Auburn Hills, Michigan) mirata a condurre in porto l'operazione sono state smentite dai sudcoreani di Hyundai, che hanno precisato di non avere risorse per impegnarsi in un'acquisizione e di essere concentrati sulla costruzione di nuovi impianti.

    D'altra parte gli stessi vertici di Gm, dopo avere registrato nel terzo trimestre perdite per 4,2 miliardi di dollari (ben 14,6 miliardi di risorse in liquidità andate in fumo se si sommano i guai della casa dell'Ovale Blu) e superiori al valore di Borsa, pari a meni di 2,5 miliardi, hanno gridato ai quattro venti che non c'è tempo da perdere perché il gruppo è talmente a corto di liquidità (16,2 miliardi di dollari dai 21 di appena tre mesi prima, e giusto sopra il livello di guardia che consente l'operatività quotidiana) da temere di non arrivare neppure alla fine dell'anno fiscale, a giugno 2009.

    A poco è servito finora tagliare stipendi e chiudere impianti o annunciare la sospensione della produzione in Europa, come ha fatto anche Ford.C'è troppo poco tempo per salvare Detroit e tutto il suo gigantesco indotto se si pensa che soltanto nel 2010 andrà a regime l'intesa siglata con il sindacato (Uaw, United auto workers) che prevede una dieta severa all'assistenza pensionistica e sanitaria, irrinunciabile per riportare la struttura dei costi nel solco della competitività.

    Nel suo primo discorso dopo l'elezione a presidente degli Stati Uniti, venerdì sera, Barack Obama ha parlato di industria dell'auto come «spina dorsale» del sistema indutriale americano. Segno che non intende interferire nei piani di erogazione di un primo prestito statale da 25 miliardi già approvato e che probabilmente non si scaglierà contro un piano di salvataggio che ancora una volta, come per le banche, rischia di pesare sui contribuenti al punto da mettere in forse le promesse elettorali del primo afro-americano alla Casa Bianca.

    La macchina degli aiuti di Stato è già in movimento dopo che le big three si sono fatte avanti, chiedendo 50 miliardi di dollari in aiuti federali per fare fronte alla peggiore crisi del settore in 25 anni. Il pacchetto consisterebbe in 25 miliardi per la spesa sanitaria e in altri 25 in liquidità sotto diverse forme, compresi finanziamenti pronti-contro-termine da parte della Federal Reserve. In cambio, le aziende offrirebbero al governo option sul loro capitale.

    I democratici di Camera e Senato - forti della maggioranza conquistata nel voto del 4 novembre - stanno operando in queste ore consistenti pressioni sul presidente uscente George W. Bush per estendere al settore dell'auto il piano di salvataggio dell'economia da 700 miliardi di dollari - il cosiddetto Tarp, o Troubled Asset Rescue Plan - nato con lo scopo di evitare il tracollo delle banche e delle assicurazioni. L'imbarazzo sulla scelta di un'industria in crisi ben precisa (e che, come abbiamo visto, ha sprecato occasioni e bruciato risorse senza mostrare lungimiranza) passa per il discrimine secondo cui l'auto è connessa a doppio filo con una fetta consistente delle attività finanziarie del Paese. Insomma, un effetto domino è l'ultima cosa che vogliono a Washington e se ci sarà da scegliere tra figli e figliastri, si farà. (a cura di Alberto Annicchiarico)

  3. #3
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    10:14:18 AUTO: MARCHIONNE, AIUTI PER TUTTI O PER NESSUNO

    (ASCA) - Torino, 19 nov - ''Se dovesse intervenire qualcuno per dare sostegno a qualche produttore europeo sarebbe impossibile escludere gli altri''. Lo ha detto l'Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne, a margine di un incontro che si sta svolgendo a Torino con i governatori dello Stato brasiliano del Minasgerais. ''Poi se la Fiat ne ha bisogno o meno e' un altro discorso - ha aggiunto Marchionne - se questi sostegni dovessero venire sarebbero comunque apprezzati. Gli aiuti sono per tutti o per nessuno''. Le differenze dei mercati sono sottili - ha detto ancora l'Ad della Fiat - e auspico che non si crei un dislivello tra l'America e l'Europa e soprattutto che in Europa non si vadano a creare protezioni a livello nazionale che abbiano conseguenze sul mercato europeo''. ''Al presidente Berlusconi, ha detto ancora Marchionne, non ho chiesto assolutamente niente e non credo sarebbe opportuno, pero' bisogna vedere in modo molto preciso quali saranno le proposte e da dove vengono per poi decidere cosa fare. La Fiat, ha detto ancora, in questo momento non ha bisogno dello stesso tipo di appoggio degli americani. In relazione alla discussione sulle emissioni di co2 Marchionne ha detto che all'interno di Acea, Associazione Europea dei Costruttori, ''si stanno riducendo le differenze'' e che ''non ci saranno provvedimenti che andranno a impattare in modo negativo sull'Italia''. eg/dnp/alf

  4. #4
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    13:37:01 auto: Francia studia un fondo per il settore auto (stampa)

    (il sole 24 ore radiocor) - parigi, 24 nov - il governo francese starebbe studiando la creazione di un fondo a sostegno del settore dell'auto. Lo scrive les echos. Il ministro dell'economia, christine lagarde, interpellata in proposito, ha detto, pero', che e' 'prematuro pronunciarsi in tal senso'. Secondo il quotidiano francese, a un eventuale fondo a sostegno del settore auto dovrebbero contribuire i principali costruttori automobilistici e degli accessori e dovrebbe seguire il modello del fondo aerofund ii, lanciato la scorsa estate per strutturare e accompagnare la filiera aeronautica e a cui partecipano la cdc, eads e safran. Red-lor (radiocor) 24-11-08 13:36:26 (0171) 5 nnnn

  5. #5
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    Soltanto qualche mese fa la struttura prevedeva un aumento del traffico del 10%
    Ingorgo di auto invendute, in tilt il porto
    Sui piazzali di Bremerhaven 90 mila veicoli nuovi bloccano l’attività

    Il porto di Bremerhaven
    Il porto di Bremerhaven
    BERLINO — La recessione degli Anni Duemila ha trovato il suo primo, grande ingorgo. Più di novantamila automobili (e il numero cresce) bloccano il porto di Bremerhaven, sul Mare del Nord, il maggiore punto europeo di ingresso e di uscita di veicoli.

    Prodotte ma invendute. Rimaste in una terra di nessuno come soldati sorpresi dall'improvvisa ritirata della globalizzazione. Immobili, una accanto all'altra, ostaggi della crisi drammatica dell'industria automobilistica in tutto il mondo. Camion, furgoni e file di automobili, giapponesi, coreane, americane e soprattutto tedesche, Mercedes, Bmw, Audi fino a poche settimane fa oggetto del desiderio nei Paesi ricchi e in quelli poveri. «Non le possiamo muovere —sostiene Detthold Aden, capo di Blg, il gruppo di logistica che gestisce questa attività nel porto tedesco —. Non possiamo lavorarci e nemmeno consegnarle finché non trovano compratori». Possibilità remota, per come si sono messe le cose economiche.

    Fino a poche settimane fa, ogni nave che si avvicinava era la benvenuta a Bremerhaven. Ora è un guaio. Quelle che dovrebbero esportare se ne vanno mezze vuote. Quelle cariche che arrivano da fuori Europa non hanno praticamente più spazio per parcheggiare i veicoli nei due grandi piazzali. Lo scorso weekend, la gestione di sette navi è stata un incubo. Tutto è fermo. La Blg ha trovato nuovi spazi in aree vicine, di solito destinate ai container. Ma anche queste sono ormai piene. Altre auto sono parcheggiate su treni, anch'essi immobili in attesa di trovare una destinazione. «E' una situazione difficile, molte auto importate e quelle destinate all'esportazione sono ancora per strada e stanno arrivando qui», dice Aden. Entro Natale, il parcheggio più grande d'Europa arriverà a centomila veicoli e a quel punto non entrerà nemmeno uno spillo, figuriamoci le trebbiatrici e i bulldozer.

    Forse, con l'anno nuovo la situazione migliorerà, perché tutte le fabbriche hanno tagliato la produzione. Ma solo forse, perché niente esclude che il crollo delle vendite sia superiore ai tagli già programmati: il porto rischia di collassare. La situazione che si è creata è un collo di bottiglia perfetto della globalizzazione in crisi. Bremerhaven non è un semplice terminale di carico e scarico. Nel caso delle auto, è un ingranaggio fondamentale della moderna logistica dell'industria, quella che non prevede molte macchine sui piazzali delle fabbriche ma movimento continuo dalla produzione ai mercati. Le auto che arrivano—per l'Europa o dall'Europa — vengono portate in due centri tecnologici attigui, pulite e «servite di barba e capelli» come dicono i portuali, in alcuni casi addirittura arricchite con optional.

    Di solito, restavano alcune ore a Bremerhaven, al massimo pochissimi giorni, poi partivano, destinate a seconda delle ordinazioni che nel frattempo erano arrivate. Una catena complessa ma efficiente, pensata per ridurre al minimo gli stock. Ora, però, le richieste dai rivenditori e dai concessionari, a loro volta affogati dalle auto non vendute, non arrivano e i piazzali del porto tedesco invece delle 60 mila macchine che di solito transitano sono congestionati da più di 90 mila veicoli che non si muovono. Mercato bloccato come nessuno si era aspettato. Cinque mesi fa, le previsioni dicevano che i mezzi movimentati a Bremerhaven sarebbero stati 2,2 milioni, una crescita di quasi il dieci per cento rispetto al 2007. «Ora prevediamo una riduzione del 25% del numero dei veicoli che transiteranno nel primo quadrimestre del 2009», ammette Ader. Nei mesi successivi, ritengono molti esperti, potrebbe andare peggio.

    Danilo Taino
    17 dicembre 2008

  6. #6
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    13:16:03 auto/russia: Putin annuncera' domani misure a sostegno del settore

    cosi' il portavoce del premier russo al giornale 'vedomosti' (il sole 24 ore radiocor) - mosca, 18 dic - il primo ministro russo valdimir putin annuncera' domani una serie di misure a sostegno del settore dell'auto colpito dalla crisi economica mondiale. Lo ha anticipato il portavoce di putin, dimitri peskoc, al giornale 'vedomosti'. I costruttori, aggiunge il giornale, hanno chiesto aiuti urgenti a mosca sotto forma di crediti a tassi privilegiati. Boris alechine, presidente di autovaz, ha detto che la societa' ha bisogno di 26 miliardi di rubli (oltre 650 milioni di euro) per pagare i fornitori e finanziare i crediti. Autovaz ha chiesto crediti per un miliardo di dollari allo stato, ma finora non ha ricevuto alcuna risposta, afferma il giornale. I costruttori hanno anche domandato a mosca di sostenere gli acquisti di aiuto dei privati. 'lo stato potrebbe concedere sovvenzioni per mille dollari a chi acquista veicoli euro3, inclusi quelli di marca estera assemblati in russia', ha aggiunto alechine. Red-pal (radiocor) 18-12-08 13:15:16 (0161) 5 nnnn

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    20:38:57 auto usa: Fitch taglia di due livelli a 'c' rating gm e chrysler

    (il sole 24 ore radiocor) - washington, 19 dic - fitch ha tagliato a 'c' , cioe' di due livelli rispetto al precedente, il rating di general motors e chrysler. La revisione al ribasso segue il piano di salvataggio annunciato dallo stato usa e i timori sull'impatto sui detentori delle obbligazioni dei due costruttori derivanti dalle condizioni imposte per la riduzione del debito. Bli (radiocor) 19-12-08 20:38:18 (0444) 5 nnnn

  8. #8
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    19:30:44 crisi auto: Ford beneficiera' di piani per gm e cherysler

    detroit (mf-dj)--ford non sara' sottoposta ad una revisione approfonditadel bilancio e dei suoi piani industriali da parte del governo per avereaccesso ai prestiti agevolati autorizzati oggi dall'amministrazione bushper il settore automobilistico. Ford ha infatti annunciato di non aver bisogno di sostegno finanziarioda parte di washington, ma e' ancora in attesa dell'approvazione di unalinea di credito da 9 miliardi di dollari, alla quale potrebbe tuttavianon dover ricorrere. Il gruppo beneficera' inoltre delle agevolazioni peri fornitori, i sindacati, i concessionari e gli obbligazionisti, messe apunto per gm e chrysler. Fra(fine)mf-dj news1919:28 dic 2008

  9. #9
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    20:46:54 auto usa: -31% le vendite gm a dicembre, -23% nel 2008

    (il sole 24 ore radiocor) - milano, 05 gen - a dicembre general motors ha registrato una flessione delle vendite usa del 31%. Il gruppo, che dal mese scorso beneficia dell'aiuto pubblico, ha accusato nell'intero 2008 una flessione delle vendite del 23%. Il calo di dicembre era atteso dagli analisti e il gruppo ritiene di aver fatto meglio del resto del mercato. Il 2008 risulta l'anno peggiore per l'industria automobilistica americana dal 1974 e le vendite sono calate complessivamente a circa 13,5 milioni di veicoli dai 16,2 milioni del 2007. Red-isa (radiocor) 05-01-09 20:46:24 (0316) 5 nnnn

  10. #10
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    Jp Morgan consiglia di evitare Fiat e altri produttori auto
    martedì 10 febbraio 2009 08:25 Stampa quest’articolo[-] Testo [+] 10 febbraio (Reuters) - Jp Morgan consiglia agli investitori di tenersi lontani dai produttori di auto come FIAT (FIA.MI: Quotazione), PEUGEOT (PEUP.PA: Quotazione) e RENAULT (RENA.PA: Quotazione) a causa dei gravi problemi di capacità produttiva in un contesto in cui l'aiuto degli Stati appare condizionato.

    Il broker valuta le necessità di finanziamento industriale della casa torinese tra uno e due miliardi di euro.

    Secondo Jp Morgan gli aiuti promessi da Parigi alle case francesi potrebbero inizialmente avere impatto positivo ma non riuscire a impedire fino in fondo che i produttori continuino a bruciare liquidità.

    I produttori tedeschi VOLKSWAGEN (VOWG.DE: Quotazione), DAIMLER (DAIGn.DE: Quotazione) e BMW (BMWG.DE: Quotazione) probabilmente continueranno a essere ben provvisti di fondi ma gli aiuti di Stato potrebbero andare a supportare le società finanziarie dell'auto.

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