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Discussione: Banche

          
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  1. #1
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    Bruxelles boccia le banche italiane: le più care d'Europa


    22 settembre 2009
    La replica dell'Abi: «Istituti convenienti e trasparenti»


    Secondo uno studio pubblicato dalla Commissione europea gli istituti di credito del nostro paese sono anche quelli che hanno più costi nascosti per i clienti

    Le banche italiane sono di gran lunga le più care d'Europa e si collocano al di sotto della media quanto a trasparenza.
    Il quadro, non certo lusinghiero, emerge da un documento di lavoro pubblicato dalla Commissione europea, nel quadro di valutazione del mercato dei consumi 2008 (Consumer Market Scoreboard 2008). Alcuni risultati del documento si basano sui dati emersi da uno studio indipendente sui costi bancari che ha analizzato i prezzi dei conti correnti in relazione a 224 banche il cui peso corrisponde in media all'81% del mercato Ue.

    Il correntista italiano spende 253 euro l'anno
    Qui la prima nota dolente per l'Italia: se per un privato cittadino "medio" in Belgio le spese annue per la gestione di un conto corrente e le operazioni eseguite sono di 58 euro, in Irlanda di 82, in Germania di 89, in Gran Bretagna di 103 ed in Francia di 154 (seconda in classifica), un italiano ne spende ben 253. Per i "grandi" utilizzatori la differenza è ancora più forte: si va da un massimo di 831 euro in Italia a un minimo di 28 in Bulgaria. «L'Austria, la Francia, l'Italia e la Spagna presentano risultati insoddisfacenti sul piano della trasparenza e sono tra i paesi più costosi per quanto concerne i servizi bancari», scrive la Commissione europea.

    Le operazioni e i contratti troppo complessi
    Oltre ad avere il primato dei costi, l'Italia, secondo la ricerca Ue, ha anche il punteggio più basso quanto a semplicità: per più del 90% delle banche facenti parte dello studio è stato necessario un ulteriore contatto, al fine di chiedere dettagli e chiarimenti rispetto alle informazioni fornite dai siti web.
    Un'indagine del 2008 dell'Eurobarometro, inoltre, ha rilevato che il 42% dei consumatori italiani ha difficoltà nel confrontare le diverse offerte di conto corrente, la seconda percentuale più alta nell'Ue. Quanto poi agli strumenti di pagamento, gli italiani preferiscono ancora di gran lunga le transazioni manuali che raggiungono il 64% del totale. Il numero di transazioni per cliente "adulto" è sotto la media Ue: 48 nel 2007 rispetto a 149 nella Ue15. Solo il 10% dei consumatori, inoltre, ha cambiato banca nei due anni precedenti nonostante il fatto, indica la Commissione, che il 67% di quello che lo hanno fatto abbiano trovato tariffe più basse.

    Scarsa trasparenza e informazioni poco chiare
    Secondo la Commissione europea, «ci sono problemi diffusi per il modo in cui le banche europee informano e consigliano i propri clienti». Le informazioni sono spesso difficili da capire, le spese bancarie sono opache, ci sono bassi livelli di trasferimenti di conti. Secondo la Commissione Ue quasi un terzo dei consumatori interpellati non è in grado di confrontare le offerte in materia di conti correnti e le informazioni sui prezzi fornite online sono incomplete. In due casi su tre (66%) gli esperti che hanno redatto la relazione sui costi bancari hanno dovuto mettersi ripetutamente in contatto con le banche per avere chiarimenti sulle informazioni relative ai costi. Ed anche allora le banche in molti casi hanno offerto soltanto informazioni orali sulle loro tariffe ma hanno rifiutato di inviare il loro tariffario. Circa il 10% delle banche aveva caricato sui propri siti web poche o alcuna informazione sui prezzi e il 33% presentava nei prospetti delle tariffe informazioni incomplete sui prezzi.
    Dallo studio emerge che il 79% dei cittadini europei esige informazioni standardizzate chiare e comparabili .e ci «sono sempre più prove del fatto che i consumatori spesso non ricevono la consulenza adeguata sui servizi finanziari». Ad esempio, dai dati della Germania emerge che i consumatori revocano prematuramente il 50-80% di tutti gli investimenti a lungo termine a causa di una consulenza inadeguata, il che determina una perdita stimata di 20-30 miliardi di euro all'anno.

    Nell'Ue mercato ancora frammentato
    Il mercato europeo è frammentato, osserva la relazione, e questo «priva i consumatori dei vantaggi del mercato interno dell'Ue». Per quanto concerne gli attuali conti correnti bancari i tassi di passaggio dei clienti da una banca all'altra rimangono bassi situandosi al 9% per il biennio 2007-2008, rispetto ad esempio al 25% di cambio di assicuratore che si registra per il settore automobilistico. Secondo il Commissario Ue ai Consumatori Meglena Kuneva «i servizi bancari al dettaglio abbandonano i consumatori. È ampiamente provato che i principi fondamentali della tutela dei consumatori vengono violati con la complessità dei prezzi per gli oneri nascosti e informazioni che non sono chiare e complete. Le banche - sostiene la commissaria - hanno la necessità di mettere ordine in casa propria con un cambiamento culturale nel modo di trattare i clienti e le autorità degli Stati membri devono adempiere al loro obbligo di rispettare le leggi sui consumatori nell'Unione europea». «La Commissione è determinata a combattere questi problemi - dice il commissario al Mercato Interno Charlie McCreevy -. Ciò significa imporre la trasparenza e informazioni comprensibili e comparabili, impostando le regole di base per la conduzione degli affari. Dato che i cittadini europei continuano a sentire gli effetti della crisi economica, questo lavoro è diventato ancora più importante».
    22 settembre 2009

  2. #2
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    Superbonus banche Usa, al via la stagione tra polemiche
    di Franco Vergnano

    Si preannuncia ricca di polemiche la stagione dei bonus 2010, specialmente per i banchieri (si veda anche Il Sole 24 Ore del 7 gennaio). Già nello scorso anno il tema era stato dibattuto a lungo, ma adesso la questione rischia di diventare bollente, anche in seguito all'aumento sulle differenze di reddito dovute alla crisi economica che ha picchiato duro, specialmente sui più giovani e sulle famiglie monoreddito.
    Infatti, nonostante gli inviti a ridurli, molte banche si preparano a staccare pesanti assegni che, per alcuni istituti, potrebbero risultare ai livelli degli anni boom. Secondo il New York Times, il comparto è assolutamente "consapevole che i numeri a sei, sette o otto cifre faranno probabilmente infuriare" l'opinione pubblica. Il quotidiano si interroga su come "avvolgere in un manto di moderazione gli assegni": questa preoccupazione ha portato molti istituti a rivedere le pratiche di distribuzione dei compensi, favorendo il pagamento in azioni rispetto ai contanti.
    Ma negli ultimi mesi, dicono alcuni osservatori, il dibattito si è spostato dall'opportunità di retribuzioni con un mix cash-titoli all'ammontare complessivo. I bonus sono oggetto di crescente attenzione sia da parte di Washington sia di altre autorità, come il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo.
    "Molti banchieri – dice il New York Times - temono che gli Stati Uniti, come la Gran Bretagna, possano optare per una tassa sui bonus, in linea con quanto proposto dal democratico Dennis Kucinich".
    Goldman Sachs si prepara a retribuire i propri dipendenti con circa 595mila dollari ciascuno per il 2009. I dipendenti di Jp Morgan riceveranno in media 463mila dollari.
    Secondo John Reed, uno dei fondatori di Citigroup, Wall Street non riguadagnerà la fiducia pubblica fino a che non ridurrà in modo serio i bonus.
    "Non c'è niente che mi lascia intravedere che queste persone abbiano imparato qualcosa dalla crisi", afferma. L'attenzione è soprattutto puntata su come si muoverà Goldman Sachs, oggetto di forti critiche, le ultime provenienti dall'ex amministratore delegato di Aig, Henry Greenberg, che accusa la banca di essere responsabile del crollo della società assicurativa. Nel 2007 l'amministratore delegato Lloyd Blankfein è stato pagato 68 milioni di dollari, una cifra record a Wall Street, mentre lo scorso anno non ha ricevuto bonus: ora si guarda a quanto incasserà nel 2009, uno degli anni più redditizi della storia della banca.

  3. #3
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    quando leggo ste cose...e penso che nulla è cambiato...anzi...che questi signori e tanti altri prendono in giro il mondo intero...mi si rivolta lo stomaco...
    perchè è una delle tante grandi ingiustizie...
    se si pensa soltanto allo stipendio di ricercatori che con le loro scoperte importanti hanno dato tanti contributi in qualsiasi settore...dovendo lottare per ottenere dei finanziamenti... e questi qui invece ...vabbè basta...non voglio andare avanti...
    io in passato apprezzavo Abby Cohen...la grande guru di Goldman Sachs...
    beh...ricordo quando inizio 2008 fece la previsione che il Dow Jones alla fine dell'anno avrebbe raggiunto i 15mila punti...sappiamo come andò a finire
    anche quest'anno ha fatto le sue grandi previsioni...non le ho neanche ascoltate...e anche lei per le sue grandiosi previsioni si becca naturalmente un bel superbonus...

  4. #4
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    Usa, le banche tagliano i finanziamenti ai politici
    di Andrea Franceschi

    31 gennaio 2010


    Fino a pochi anni fa, una bella fetta dei finanziamenti ai membri del Congresso americano arrivava dalle banche e dal settore finanziario in generale. Ma la crisi, che proprio dagli eccessi a Wall Street è partita, ha costretto molti istituti di credito a tagliare pesantemente la voce contributi ai politici.

    I dati resi noti dalla commissione per le elezioni federali parlano chiaro: le banche, che in questi ultimi mesi hanno ricevuto sostanziosi aiuti pubblici grazie al programma Tarp, hanno versato "solo" 2 milioni di dollari nel 2009 alle cosiddette political action committee (le commissioni previste dalla legge americana per veicolare i contributi di privati e aziende ai membri del Congresso). Il 41% in meno rispetto ai 3,4 milioni di due anni fa, quando la tempesta dei subprime aveva dato le prime avvisaglie, ma a Wall Street si era ancora nel pieno della "finanza champagne".

    Per diversi istituti di credito la scelta è stata dettata soprattutto da ragioni di opportunità. «Per un'azienda che ha ricevuto aiuti pagati dai contribuenti, potrebbe non essere molto ben visto spendere grosse cifre per finanziare i politici», ha commentato all'agenzia Bloomberg la portavoce di Bank of America, Shirley Norton. La prima banca americana per asset ha finanziato i candidati alle elezioni del 2009 con 291 mila e 500 dollari, il 36% in meno rispetto al 2007. In calo anche i contributi di Goldman Sachs che ha versato 173mila400 dollari (più della metà dei contributi 2007). Lo stesso è successo per gli altri big di Wall Street come Morgan Stanley, Citigroup e JpMorgan.

  5. #5
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    Il banchiere del Kansas
    contro i banchieri di Wall Street

    2 febbraio 2010


    Da presidente della Fed in Kansas a paladino della lotta contro i banchieri di Wall Street. Thomas Hoenig è stato «un faro di chiarezza» nell'attaccare l'atteggiamento degli istituti di credito. Una posizione apprezzata da Baseline Scenario, noto blog americano, di matrice liberista, gestito da James Kwak e Simon Johnson - i due economisti autori di «13 Bankers: The Wall Street Takeover and the Next Financial Meltdown» - che si porta avanti facendo il nome di Hoeing come successore «del tutto plausibile» di Timothy Geithner, «pronto non appena il Presidente si renderà finalmente conto della necessità di cambiare radicalmente politica bancaria».

    Secondo il blog americano Hoeing è l'unico della Fed ad essersi espresso in maniera esplicita contro le banche «too big to fail», troppo grosse per fallire. Secondo Hoeing le istituzioni insolventi, in un sistema di mercato, devono poter fallire, indipendetemente dalle dimensioni.

    Il presidente della Fed di Kansas city è uno dei falchi dell'inflazione della banca centrale Usa. Più volte ha ammonito sui rischi di mantenere per troppo tempo una politica monetaria troppo espansiva: non solo rischi di inflazione e di errata allocazione delle risorse, ma anche impedimenti a una vera ripresa economica e finanziaria. Hoenig ha auspicato una politica monetaria più equilibrata. Alcuni dei suoi sostenitori potrebbero essere spaventati da questo aspetto, ma per il blog americano non è un elemento decisivo: al momento a Washington la priorità è la stabilità del credito.

    Al di là di alcune obiezioni prevedibili - è repubblicano; i mercati potrebbero reagire male spaventati dalla fine dell'era dei salvataggi "facili"; è "solo" un governatore regionale - resterebbe da verificare la sua disponibilità. Certamente non sta cercando questo ruolo - dice il blog americano - e non sente il bisogno di «seccature e sofferenze».

    da "Il Sole 24Ore"

  6. #6
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    Banche Ue: -10% a/a ricavi da clienti affluent in '09 (Equiteam)

    MILANO (MF-DJ)--Nel 2009, la clientela affluent, con disponibilita' tra
    75.000 e 800.000 euro, ha generato per le banche europee ricavi inferiori
    al 10% a/a. Per gli istituti piu' toccati dalla crisi, si e' registrato un
    -25% a/a. Il calo e' risultato piu' marcato nei Paesi dell'Europa dell'Est
    (-12% a/a), piuttosto che nei Paesi dell'Europa occidentale (-9% a/a).

    Lo afferma uno studio, reso disponibile in Italia da Equiteam, condotto
    presso 50 banche europee e presentato da Efma, associazione di banche,
    compagnie di assicurazione e finanziarie, e Finalta, societa' britannica
    di ricerca nel settore finanziario.

    L'indice di soddisfazione del segmento affluent ha mostrato una
    flessione del 2,6% a/a in Europa occidentale. Il 76% delle banche europee
    del campione ha dichiarato di aver ottenuto dal segmento affluent margini
    4 volte piu' elevati rispetto a quanto ottenuto dalla clientela famiglie.
    L'83% delle banche intervistate sta investendo per migliorare il supporto
    consulenziale.

    Il direttore di Finalta, Remus Brett, ha affermato che "la
    rifocalizzazione delle banche retail verso il loro core business assegna
    al segmento affluent un ruolo strategico per i ricavi e la
    profittabilita'. Il successo su questo segmento dipendera' in gran parte
    dai progressi nella customer satisfaction".
    com/ste

  7. #7
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    Bozza Ecofin: «no» al progetto Obama sulle banche

    15 febbraio 2010

    I ministri delle Finanze dell'Unione europea sono uniti nell'opporsi alla proposta del presidente americano Barack Obama per imporre nuovi limiti alla taglia e alle prese di rischio delle banche, ritenendo che l'applicazione della "Volcker Rule" in Europa potrebbe non essere in linea con gli attuali principi del mercato interno. Lo riportano le agenzie di stampa citando una bozza di documento che potrebbe essere ratificata al termine dell'Ecofin a Bruxelles.

    La resistenza alla proposta Obama mostra le divisioni politiche esistenti su come rivedere le regole del sistema bancario per prevenire il ripetersi di crisi che costringano i contribuenti a salvare il sistema finanziario. La bozza di documento, datata 10 febbraio, è stata preparata - riporta Bloomberg - da rappresentanti dei ministeri delle Finanze europei, dalla Banca centrale Europea e dalla Commissione europea. Si tratta di un documento di tre pagine in cui viene anche considerata la proposta di una tassa di stabilità sulle banche e la creazione di fondi nazionali o pan-europei per futuri salvataggi..

    Il documento europeo (dal titolo "Issue note on the most recent proposals of the Us Administration in respect of Systemically Important Financial Insititutions and the introduction of a financial crisis responsability fee") ritiene che le regole proposte da Obama potrebbero essere contrarie ai principi europei. Alla fine di gennaio Obama ha proposto nuovi paletti per le banche, così che queste non diventino troppo grandi da non poter fallire e non si espongano ad eccessivi rischi. La proposta prevede infatti limiti anche al proprietary trading, ovvero la negoziazione di titoli per conto proprio, oltre al divieto delle banche di controllare hedge fund. A Davos il presidente francese Nicolas Sarkozy, ha lanciato un messaggio di sostegno al piano di Obama per le banche, ma ha messo l'accento sulla necessità che gli Usa non si muovano da soli. Sulla materia - ha osservato - serve un dibattito globale, che coinvolga il G-20. Il cancelliere dello scacchiere britannicoAlistair Darling ha frenato sul piano Obama affermando che le misure ipotizzate dal presidente Usa non avrebbero evitato la crisi finanziaria globale, e oltretutto rischiano di minare l'intesa internazionale raggiunta dal G-20. Il documento si sofferma anche su un'eventuale tassa di responsabilità sulle banche. I ministri finanziari e i governatori delle banche centrali del G-7 si sono detti d'accordo sul fatto che le banche condividano i costi della crisi. Ogni eventuale tassa sulle banche - hanno sottolineato i ministri - dovrà essere coordinata a livello internazionale e non penalizzarà la ripresa. Il Fondo monetario internazionale, come richiesto dal G-20, sta compilando un rapporto (che sarà presentato in aprile) contenente le opzioni per far sì che le banche contribuiscano ai salvataggi. Le istituzioni finanziarie, in base a uno studio dell'Ocse, hanno ricevuto 1.560 miliardi di dollari di iniezioni di capitale, 5.210 miliardi di dollari per l'acquisto di asset e garanzie e 4.640 miliardi in garanzie per il debito.

    da "Il Sole24Ore"

  8. #8
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    BANCHE - A dicembre 2009 le sofferenze bancarie lorde sono
    aumentate del 43% rispetto allo stesso mese del 2008 e arrivano
    a oltre 59 miliardi di euro, secondo il rapporto Abi
    [ID:nLDE61G0YP]

  9. #9
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    Banche: Abi, raccolta a marzo +6,82% a/a (+7,9% a febbraio)

    ROMA (MF-DJ)--Ha registrato una lieve decelerazione la dinamica della
    raccolta totale delle banche italiane nel mese di marzo, crescendo dello
    del 6,82% a 1,976 miliardi di euro. E' quanto emerge dal rapporto mensile
    dell'Abi, secondo cui il dato si raffronta con il +7,9% di febbraio e
    l'11,8% di marzo 2009.

    Nel corso dell'ultimo anno lo stock della raccolta e' aumentato di oltre
    125 miliardi di euro. L'osservazione delle diverse componenti mostra come
    i depositi da clientela residente abbiano registrato un tasso di crescita
    tendenziale del 9,1% (+8,9% a febbraio 2010 e +6,3% a marzo 2009), mentre
    le obbligazioni delle banche sono risultate in crescita del 3,7% su base
    annua (+6,5% a febbraio 2010; +20,3% a marzo 2009).
    fra
    francesca.chiarano@mfdowjones.it
    (fine)

    MF-DJ NEWS 21/04/2010 15:06

  10. #10
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    L'Fmi chiederà al G-20
    nuove tasse per le banche

    21 aprile 2010
    L'Fmi chiederà al G 20 nuove tasse per le banche


    Per evitare che in futuro si ripresentino crisi come quella che si avvia a conclusione e per contribuire a coprire i costi di eventuali salvataggi di emergenza da parte dei governi, il Fondo Monetario Internazionale potrebbe chiedere ai ministri finanziari del G 20 l'imposizione di due diversi tipi di tasse alle banche. Lo scrive il Financial Times sottolineando che il Fmi intende raccomandare ai Paesi del G20 l'imposizione di "un contributo per la stabilità finanziaria" per coprire i costi di eventuali futuri salvataggi di emergenza da parte dei governi. La tassa sarebbe imposta a tutti gli istituti finanziari e dovrebbe partire come fissa, ma potrebbe poi variare a seconda del rischio legato ai singoli istituti: "La tassa dovrebbe fare in modo che il settore contribuisca a coprire i costi di eventuali azioni e a ridurre i rischi sistemici". Dovessero poi servire ulteriori contributi, entrerebbe in gioco "una tassa sulle attività finanziarie", collegata a profitti e compensi. Quest'ultima, potrebbe contribuire a fare da deterrente per le banche nell'assunzione di rischi eccessivi e potrebbe aiutare a gestire l'instabilità.

    Intanto è cominciato stamattina ad Atene il confronto fra il governo greco e le delegazione di Commissione europea, Bce e Fmi. Il ministero delle finanze ha indicato che si sta studiando un programma triennale di politica economica "che potrà essere sostenuto da una assistenza finanziaria se le autorità greche decideranno di attivare il meccanismo" definito nei giorni scorsi. Al confronto partecipano circa venti tecnici. Il ministro delle finanze greche Georges Papaconstantinou ha indicato ieri che l'ultima asta a tre mesi per 1,95 mld di euro ha ridotto le necessità di finanziamento dello stato per il mese di maggio a 10 miliardi di euro. Il governo ha escluso che il paese possa trovarsi in maggio scoperto perché potrà trovare finanziamenti attraverso il mercato sia grazie ai prestiti Eurozona e Fmi.
    È stata la prima volta che il governo greco ha indicato che i prestiti esterni potrebbero essere necessari.
    Papaconstantinou intende discutere i termini dei prestiti e non a caso negli ultimi giorni ha insistito sul fatto che la richiesta di intervento dei governi dell'unione monetaria e del Fmi dipende dalle condizioni. Il presidente della Commissione Ue José Barroso non ha fatto mistero del proprio rammarico per la definizione di un tasso di interesse attorno al 5%, ritenuto evidentemente troppo elevato.

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