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Discussione: pensaci bene prima di cominciare

          
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  1. #11
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    Predefinito UN MEDICO: «la macchinetta infernale sta al giocatore come la bottiglia all'alcolizza

    San Marino "patria" dell'azzardo.
    E la gente va in rovina
    Nella case da gioco impazza Keno, una sorta di lotto. Ma si punta ogni 30 secondi. E i casinò mettono in crisi il governo

    DAL NOSTRO INVIATO
    SAN MARINO – C’è chi ha perso la casa. Chi ci ha rimesso la liquidazione. E chi è stato fatto interdire dai famigliari disperati. Le case da gioco di San Marino sono diventate una vorace macchina mangiasoldi e mietono vittime sulla riviera romagnola. Un uomo che vive vicino Rimini ha perso 180 mila euro in poco più di un anno. Ha dovuto vendere l’appartamento. Con l’aiuto di un avvocato cerca una via legale per recuperare qualcosa. Per questo il suo caso è sulla bocca di tutti. Ma molti altri rovinati dal gioco soffrono in silenzio. Bisogna affidarsi, secondo i carabinieri, ai «si dice».

    USURA - E allora si dice che il ricorso all’usura è aumentato a causa delle perdite, si dice che il titolare di qualche piccola azienda è stato costretto a svendere tutto, si dice (ma è praticamente una certezza) che un signore si è giocato il suo albergo. Il gioco svuota anche le tasche dei sanmarinesi. E qui i dati sono un po' più precisi. Giorgio Felici, un sindacalista, segnala le storie di «mariti e mogli divorziati dopo essersi giocato un patrimonio e di pensionati che hanno venduto la casa e ora vivono in affitto». I famigliari di qualche malato di gioco si sono rivolti al centro di salute mentale di Sebastiano Bastianelli.

    IL GIOCO COME COME L'ALCOL - «Come l’alcolizzato – spiega il dottor Bastianelli - vive in simbiosi con la sua bottiglia, lo sguardo nel vuoto, così il giocatore si isola e rimane attaccato alla macchinetta infernale». Queste macchinette infernali sono piazzate proprio al confine col territorio italiano, a 15 chilometri da Rimini, nelle case da gioco Mixtere e Diamond. In una sala del Diamond ce ne sono più di cento, una attaccata all’altra, immerse nella penombra, così lo sguardo si concentra meglio sullo schermo luminoso. Si gioca di giorno e tutta la notte. La sala è piena, silenziosa come una chiesa e avvolta nelle nuvole di fumo, perché tutti spengono e accendono sigarette in continuazione. «Meglio non imparare», ci consiglia una signora che sta lì incollata da ore.

    KENO - In realtà, c’è poco da imparare: il gioco è molto semplice. Si chiama «Keno». Consente giocate da 5, 10, 50 e anche 100 euro. Promette vincite fino a 500 mila euro. È come il lotto. Solo che al lotto si punta tre volte a settimana. Qui, ogni 30 secondi una nuova puntata. Si inserisce la banconota, sullo schermo compaiono 5 cartelle coi numeri. Si possono scegliere fino a 10 numeri. Segue immediata l’estrazione. E poi altra giocata, altra banconota. A San Marino il gioco è arrivato nel 2002. Un gruppo di svizzeri, con la scusa che in Italia aprivano le sale Bingo, proposero ai governanti della Repubblica del Titano di avviare un’operazione analoga. In realtà, insieme al Bingo sono stati introdotti black jack e macchine Keno che, secondo due perizie di tecnici italiani, sono tipiche dei casinò e perciò configurano in pieno il gioco d’azzardo.

    STATO TITOLARE DELLA CASE DA GIOCO - Sommerso dalle polemiche perché San Marino rischia di diventare «la Repubblica dell’azzardo», il governo è andato in crisi in un paio di occasioni. Ma alla fine gli interessi sono prevalsi sugli scrupoli morali e da marzo scorso lo Stato sanmarinese è diventato titolare diretto delle case da gioco, liquidando 2 milioni e 900 mila euro agli svizzeri come buonuscita. Il consigliere di una lista civica, Marco Arzilli, è rimasto solitario oppositore delle macchine mangiasoldi. «Ho ricevuto minacce e perso amici», dice Arzilli. Forse ha perso anche la sua battaglia, perché è in programma l’apertura di altre tre case da gioco. La verità è che il turismo a San Marino è in crisi nera. Il panorama non basta più. Si cerca di attrarre i frequentatori della riviera con nuove emozioni. Ma influiscono sul governo anche le pressioni di due grandi società internazionali specializzate nell’azzardo, la Escor e la Casinos Austria. Herbert Vytiska, dirigente di Casinos Austria, dice chiaramente che aprirà un vero casinò a San Marino per usarlo come rampa di lancio verso l’Italia, «perché nel Nord Italia ci sono 5 milioni e mezzo di appassionati del gioco». Nel 2003, Umberto Calandrella, che allora era prefetto di Rimini, mandò al ministero dell’Interno un rapporto allarmante sulle case da gioco sanmarinesi e sugli italiani che vi andavano a farsi spennare. Come rimedio, venne piazzata al confine una squadra di guardie di finanza che impedivano il passaggio a chi portava somme elevate. Durò poco. San Marino protestò perché si formavano code di auto alla frontiera.

    UNA MONTECARLO NEL CUORE DELLA ROMAGNA - Il sogno di diventare una Montecarlo nel cuore della Romagna, San Marino lo coltiva da tempo. Dopo la Seconda guerra mondiale aprì un vero casinò. Rimase in funzione un anno. Finché, nel 1950, l’Italia ne impose la chiusura. Si arrivò, nel 1953, a un accordo in base al quale San Marino rinunciava ai giochi d’azzardo e l’Italia, come risarcimento per i mancati introiti, gli versava 9 miliardi di lire all’anno. Ora, stranamente l’Italia non sembra preoccupata da ciò che sta avvenendo. Le uniche proteste le lancia il casinò di Venezia, seccato per la concorrenza ritenuta sleale.

    Marco Nese
    27 ottobre 2007

    Ci sarebbero da fare molte distinzioni, ma purtoppo intravedo anche molte analogie con le "book-machine" e i grafici ultrapiatti alla portata di tutti..

    se è per passare una serata.. andiamo solo a vedere..per capire..
    ma a me non succederà mai.. è questione di testa.. quelli son malati..
    a me in banca hanno detto.. uno che conosco ora viaggia in.. spende..
    spande.. un colpo e via se vinco non mi vedono più.. sono più furbo!

    dai retta alla vecchietta, meglio non cominciare dato che l'esito è incerto
    superata questa soglia... 'zzi tua!

  2. #12
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  3. #13
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    Predefinito

    "In crescita anche gli «schiavi» dell'azzardo, sono 700 mila lungo l'intera penisola. Malati del gioco. Rari (l'11&#37 nei supercontrollati Casinò: 70-90 gli «inibiti d'ufficio» nel corso del 2006, 40-50 a Venezia. «La nostra filosofia non è quella di rovinare i clienti», sbotta il presidente di Federgioco. E anche i suicidi da tavolo verde non hanno più il romanticismo dei giocatori della letteratura russa, oggi sono «malati» distrutti dai giochi virtuali (veri solo per quanto riguarda i soldi) su Internet o al bar. Soprattutto i giochi d'azzardo online stanno dilagando, senza possibilità di reali controlli. «Il nostro personale è addestrato a intercettare i compulsivi del gioco — spiega Pizzigati — e, dopo averli interdetti dal frequentare il Casinò, li inviamo al Sert della Asl di Venezia»."

    basta un click :mad:

  4. #14
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  5. #15
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    Predefinito .. non me ne voglia l'autore se ometto di riportare il nickname..

    «La mia storia, senza segreti»

    Un trader sconfitto racconta la parabola dei soldi facili.

    «Prendevo molti aerei, vivevo spesso in aeroporto, avevo molte responsabilità e un ottimo stipendio, ma ero anche insoddisfatto e molto molto stressato. Nel novembre del 2000 mio padre mi ha parlato per la prima volta della Borsa. Mi raccontò di supporti e resistenze, di canali, di grafici, di analisi tecnica in generale. E mi parlò, naturalmente, di un certo Achille Capecce. Erano anni che non parlavo per ore così con mio padre, anzi credo fosse la prima volta in assoluto. Ho iniziato a studiare a studiare la sera e poi di notte, folgorato dall’analisi tecnica. Un amore a prima vista sembrava, e lo è stato davvero. E sembrava, ahimè, tutto abbastanza semplice. Dopo due mesi di studi notturni, e senza ascoltare gli “inutili” consigli di mia moglie e dei miei amici, diedi le dimissioni. Il 1° febbraio 2001, lo ricordo come fossi ieri, è stato il mio primo giorno di trading a tempo pieno. Mi buttai a capofitto sui famigerati covered warrant con 15 milioni di lire. Durati due mesi. La prima operazione andò bene e guadagnai un centinaio di euro in mezz’ora. Euforia, bella vita, sentirsi il più furbo e il più dritto di tutti: lavorare da casa, senza stress. Sono passati due anni e mezzo, ho letto decine di libri, ho frequentato corsi anche molto costosi, conosco e ho provato tutte le tecniche di trading, mi sono abbonato a numerosi servizi di analisi e a trading system pagati profumatamente. La conclusione della mia esperienza di trader è molto amara: in due anni e mezzo ho perso circa 65mila euro, vivo solo in un casolare in mezzo ai campi - sembrava così bello, all’inizio - sto tutto il giorno davanti al monitor. Mi sono separato da mia moglie e dal nostro bambino, separazione a cui il trading ha dato una bella spinta. E non ne vengo fuori. Non riesco a guadagnare costantemente: ho settimane gloriose da 6/7mila euro e mesi devastanti in cui ne perdo alla fine 5mila. Sono molto più povero e il mio stress è aumentato in modo vertiginoso. Io faccio parte di quel 90% di perdenti. E arrivare a questa conclusione, ve lo assicuro, mi stringe il cuore. È troppo, troppo difficile vivere di trading. I miei conti sono perennemente in rosso e le bollette sempre scadute. Ma, soprattutto, non sono felice. Quanto durerò ancora? Non molto credo. Più volte ho pensato di alzare bandiera bianca. E ho resistito. Ma ho perso ancora di più. La mia disciplina è ferrea. Non apro mai, dicasi mai, una operazione senza prima aver deciso bene dove mettere lo stop loss. Li metto quasi sempre su swing high o low, a seconda che sia short o long. Sui cosiddetti supporti e resistenze naturali, per intenderci. Di più, pochi secondi dopo l’eseguito inserisco lo stop loss. Poi, se l’operazione va nel verso giusto, seguo il mercato con trailing stop. Esattamente come da manuale, esattamente come si deve fare per guadagnare. Questa è la mia storia, la storia di un perdente nel trading. Raccontata con la massima sincerità».

  6. #16
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    la confessione di questo trader ci dovrebbe fare riflettere. Ciascuno di noi conosce la propria storia naturalmente...ma credo che ben pochi di quel 90% che perdono...ammetteranno mai le loro sconfitte...e sono sempre bravi a predicare e sottolineare l'incapacità degli altri e ad esaltare la propria bravura ed i propri guadagni. magari trovi più ammissioni dei propri errori in quel 10% di quelli veramente bravi. Io senz'altro appartengo ancora a quel 90% di traders perdenti...pur impegnandomi al massimo e cercando naturalmente di migliorare man mano che vado avanti nell'impegno e nello studio....e penso che senza quello veramente non si va da nessuna parte. In questo percorso mi aiuta la passione che ho per il trading e la mia capa tosta.

  7. #17
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    La storia è impressionante, veramente. Credo che sia utile per sottolineare due punti fondamentali:

    Se prima non si è sicuri di poter guadagnare con costanza e in ogni situazione di mercato è meglio continuare a studiare per raggiugere tale obiettivo.

    Non basta la tecnica nè la disciplina, nè il money management. Il fattore umano è determinante. Come può una persona, in una situazione del genere, operare con tranquillità, distacco e analizzare in modo veramente asettico il mercato?

  8. #18
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    Scusate ma se il 90% perde e quindi solo il 10% guadagna. Quanto cavolo guadagnano quelli che sono nel 10%?

  9. #19
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    Citazione Originalmente inviato da Ronin Visualizza messaggio
    Scusate ma se il 90% perde e quindi solo il 10% guadagna. Quanto cavolo guadagnano quelli che sono nel 10%?
    Tutto quello che riusciranno a togliere da questa bisca legalizzata, senza rimetterci piu' piede.

    Ma forse, è la cosa piu' difficile.

    Ciao Ronin e benvenuta

  10. #20
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    Arrivare a fare ciò che ha fatto il tipo sopra è sconvolgente ,ma aihmè veritiero ,bisogna stare attenti a non cadere in facile euforia ,del resto bisogna essere protetti da agenti atmosferici esterni che non capisco poi il perchè raccontino un pò di bugie al prossimo ,ma sopratutto a se stessi ,la cosa che mi fà subito pensare "strano" è che quelli che dicono di guadagnare la prima cosa che ti dicono quando si offrono di "aiutarti" a diventare un "trader furbo" è se hai un lavoro ,ma come che prolema c'è se da 10 mila moltiplico i pani e i pesci !!!!,e comunque le facili illusioni nella vita non ci sono solo in borsa ,sembra tutto facile ma poi ci si accorge del contrario .........

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